Vicolo dei Leutari PDF Stampa

da Largo S. Damaso a Piazza Pasquino - R. VI, Parione -

Già via dei Liutai nel XVI Sec. era detto vicolo della Cancelleria dei Riari. L’attuale toponimo risulta alquanto incerto. Alcuni vogliono che derivi dai fabbricanti di liuti (dal tedesco laute o lauten, suonare) che vi si erano stabiliti; a tal proposito in alcuni documenti la via era indicata vicus opificum testudinum (vicolo dei fabbricanti di testuggini), proprio perchè la cassa armonica dei liuti spesso era costituita dai gusci di tartaruga. Alcuni altri fanno derivare il nome da una famiglia Leutari appartenente alla parrocchia di S. Lorenzo in Damaso. Si noti che il termine vicolo (vicus) non è errato perché questa strada anticamente era un vicolo: soltanto nel 1523 fu allargata e le Taxae viarum, che ricordano questi lavori, la indicavano come "strada che va dalla porta picchola de Santo Lorenzo in Damaso alla piazza dei Parioni” (attuale piazza di Pasquino). Assunse il nome attuale soltanto quando l'antica e antistante via dei Leutari, che costeggiava il palazzo della Cancelleria, venne soppressa in occasione dell'apertura di Corso Vittorio Emanuele II.

Nel 1553, vicino al Palazzo Riario, fu rinvenuta la famosa statua di Pompeo ai piedi della quale, secondo la tradizione popolare, Cesare sarebbe caduto trucidato. Della Statua Flaminio Vacca narra: «Nella via ve abitano li liutai, presso il Palazzo della Cancelleria, nel tempo di Papa Giulio III fu trovata sotto una cantina una statua di Pompeo di palmi 15 alta, avendo sopra il collo il muro divisorio di due case; il padrone di una fu inibito dall’altro, tenendo ciascuno di loro di essere padrone di detta statua, allegando una pervenirsi  a lui per avere nel suo la testa come più nobile parte, dalla quale si cava il nome della statua. Finalmente dopo litigato, venutosi alla sentenza, l’ignorante giudice sentenziò, che gli se gli tagliasse il capo, e ciascuno avesse la sua parte. Pervenuta all’orecchio del Card. Capo di Ferro sentenza sì sciocca, la fece soprassedere, ed andato dal Papa Giulio, narrandogli il successo, restò il Papa stupefatto, ed ordinò immediatamente, che si cavasse con diligenza per sé, e mandò ai padroni di essa scudi 500 per dividerseli fra loro, e cavata detta statua, ne fece un presente al medesimo Card. Capo di Ferro, che la pose nel suo Palazzo ora Spada». La fantasia popolare crede che una venatura rossiccia del marmo della statua sia una macchia di sangue di Cesare pugnalato.

Nel 1798 il francese Miollis, generale delle truppe che occupavano Roma, volle celebrare l’avvento della Repubblica con la rappresentazione della Morte di Cesare di Voltaire. Gli attori vennero da Parigi e, per rendere più vera la morte del cosiddetto tiranno, fu tratta dal Palazzo Spada la statua di Pompeo e fu trasportata sul palcoscenico improvvisato, per l’occasione, nell’arena del Colosseo.

Nel Palazzetto Paglierini era la famosa stamperia di Pallade e al primo piano dello stesso stabile, nel 1816, dimorò Gioacchino Rossini che qui scrisse il Barbiere di Siviglia.

Al n. 23 il Palazzetto di Sisto V che fu costruito dal Cardinale Peretti (il futuro papa Sisto V) nel 1574 per opera di Domenico Fontana. L’immobile passò, poi, al pronipote, Michele Peretti che lo abitò con la bellissima moglie Vittoria Accoramboni, appartenente ad una nobile famiglia romana. Un evento tragico funestò l’unione perché accadde che della nobildonna si invaghì Paolo Giordano Orsini, Duca di Bracciano, il quale, volendo ad ogni costo la donna per sé, nel 1583 non esitò a far uccidere il Peretti da alcuni sicari. Il colpevole non fu individuato, sebbene gli eventi fossero chiari a tutti, tanto che i due, dopo varie vicissitudini, si sposarono in barba alle "giustizie" dell'allora papa Gregorio XIII. Quando, però, nel 1585 salì al pontificato Sisto V (zio dell’assassinato) i due, non ritenendosi più al sicuro, si rifugiarono a Salò dove Paolo Giordano morì, sembra avvelenato. La morte del Duca segnò anche quella della moglie. Il cognato Ludovico Orsini, infatti, ritenendola colpevole della fine del fratello, ingaggiò 40 sicari che compirono una strage. La vicenda è ricordata anche nelle Cronache Italiane di Stendhal.

 

Stradario Romano, Benedetto Blasi, Edizioni del Pasquino, Roma, 1933 - www.romasegreta.it

 

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