Via di S. Giovanni Decollato PDF Stampa

da Piazza della Consolazione a Piazza della Bocca della Verità – Rione XII, Ripa

I fiorentini, che nel Quattrocento risiedevano a Roma, fondarono, secondo l’uso patrio, la confraternita della Misericordia che aveva il pio ufficio dell’assistenza ai condannati a morte, nonché la cura e la sepoltura dei loro resti. Nel 1490 Innocenzo VIII concesse loro alcuni locali in rovina, dove già esisteva una chiesetta detta S. Maria della Fossa, dal nome della contrada. Qui i confratelli edificarono il loro oratorio e il loro tempio che dedicarono al Battista, protettore di Firenze. Con il tempo la confraternita acquistò il curioso privilegio di ritirare i capestri degli impiccati per poi bruciarli solennemente nella ricorrenza della decapitazione di San Giovanni festeggiata il 29 agosto, giorno del ritrovamento della testa del Santo avvenuta in Siria. Alla stessa confraternita fu anche riservata la prerogativa di liberare un condannato a morte e, come trofeo, portarlo in processione coronato di alloro in segno di trionfo della Misericordia sulla Giustizia. Ecco, al solito, il Belli: …

Vamme a cerca p’er monno st’aricasco / de poté ffà un delitto chessesia / eppoi trovà una chiesa, che te dia / un ber camicio bianco de damasco! / L’hai visto a san Giuvanni Decollato / quello che fece a pezzi er friggitore, / come la Compagnia l’ha libberato! / L’hai visto con che pompa e con che onore /annava in pricissione incoronato / come potrebbe annà l’imperatore?

Alla vigilia di un'esecuzione, sul far della sera, i confratelli uscivano dalla chiesa e, avvolti in neri mantelli, si dirigevano verso il carcere di Tor di Nona o di Corte Savella per la lunga veglia notturna. In una Roma deserta e buia, si vedevano camminare questi tetri cortei al lume di una candela e al suono di una campanella per annunciare al popolo che l'indomani un uomo sarebbe stato giustiziato. Presso l’oratorio si conservano ancora cimeli e memorie delle giustizie romane, fra cui le tavolette lignee, con soggetti sacri, che venivano sottoposte allo sguardo dei condannati fino all’estremo momento; mentre nel pavimento vi sono ancora le aperture nelle quali venivano conservati i resti mortali. La tradizione vuole che dopo le esecuzioni, nel buio della notte, sul luogo si riunissero le beghine (beg = preghiera; dal Belgio in cui nacque il movimento) che, genuflesse sul gradino della chiesa, recitavano il Deprofundis implorando qualche numero dall’anima benedetta. I piccoli avvenimenti, quindi, venivano tradotti in cifre sul “Libro dei Sogni” e poi giocati sull’urna fatale del Lotto:

Si vo’ un terno sicuro, Aghita mia, / attacca a mezzanotte un Criellisonne;
oppure:
Va dritto a S.Giovanni Decollato; / recita un De profundis in disparte / all’anima de l’urtimo impiccato

Anticamente sulla via, nei pressi della Chiesa di S.Eligio dei Ferrari, sorgeva il tempio di Saturno con l’erario popolare, una sorta di Cassa di Risparmio, e sempre sul luogo furono rinvenuti i resti dell’Insula Sertoriana, descritta dal Fea, che aveva 10 taberne sulle quali si elevava un primo piano.

 

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